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Estrattivismo senza estrazione? In Groenlandia, politiche di sviluppo territoriale tra volontarismo minerario ed esproprio

Publié le 30/06/2018
Auteur(s) : Marine Duc, agrégée de géographie -  université Bordeaux-Montaigne (UMR 5319 Passages)
Traduction :
Cesare Censi, Directeur scientifique de la revue Il Polo
La ricchezza del sottosuolo artico genera grandi speranze economiche e politiche. In Groenlandia, i governi che si succedono sperano di essere in grado di creare un'economia redditizia che permetterebbe loro di partecipare al finanziamento dell'indipendenza. Paradossalmente, questa premura potrebbe portare a una situazione vicina ai modi coloniali di estrazione, con una esclusione delle popolazioni locali. Infine, queste politiche di sviluppo minerario rivelano alcune "malattie dell’estrattivismo", anche se l'estrazione è attualmente limitata a una sola miniera sfruttata commercialmente in Groenlandia.

Voir l'original en français : « L’extractivisme sans extraction ? Au Groenland, des politiques de développement territorial entre volontarisme minier et dépossessions »

Questo è la traduzione d'un articolo in francese di 2017: « L’extractivisme sans extraction ? Au Groenland, des politiques de développement territorial entre volontarisme minier et dépossessions »

Bibliografia | citare l'articolo | français | italiano

L'autore Marine Duc desidera ringraziare i suoi correttori di bozze e tutti coloro che ha incontrato durante i suoi studi sul campo a Nuuk, Copenaghen e altrove.

 

"Suliffissanik!" gridava un rappresentante politico locale agli oppositori di un progetto minerario nella Groenlandia meridionale durante una manifestazione nel 2013(("Dateci lavoro!” in Kalaallisut. Citazione riportata in una conversazione da una attivista del gruppo Urani Naamik Narsaq.)): questo tipo di progettazione simboleggia il rosicchiare di una "ultima frontiera" da parte della cultura occidentale consumistica (Blangy, Tester, 2013; Sejersen, 2015) i cui modi di attuazione sono conflittuali. In effetti, in Groenlandia - come in tutto l'Artico - i cambiamenti globali si traducono in profondi cambiamenti degli stili di vita delle popolazioni locali. La regione si sta riscaldando più velocemente rispetto al resto del pianeta (GIEC, 2014) e a ciò si aggiungono altre mutazioni spaziali, come la sedentarizzazione dell’habitat e l'industrializzazione (Collignon, 1999; Blangy, Tester, 2013; Sejersen, 2015). Le risorse del sottosuolo sono allo stesso tempo portatrici di queste trasformazioni come ne sono la conseguenza: i cambiamenti globali hanno trasformato e accelerato i modi di implementazione delle risorse" dell'ambiente artico, dove il ghiaccio marino e terrestre sta perdendo volume e si forma più tardi nell'anno (GIEC, 2014; Khan e al., 2015), facilitando l'accesso agli elementi sfruttabili. La zona a nord del circolo polare artico sarebbe particolarmente ricca, con circa 90 miliardi di barili di petrolio e una grande quantità di gas e minerali (USGS, 2008)((La scelta è fatta per non dare una valutazione percentuale delle riserve mondiali a causa dell'alta variabilità dellestime globali.)). In questo contesto, l'estrazione appare come una prospettiva di sviluppo economico delle regioni emarginate e contrassegnate da disuguaglianze spaziali((Il tasso di disoccupazione in Groenlandia raggiunge il 9,1%, mentre in Danimarca è del 3,8% (medie del 2015). Sul versante canadese, il tasso di disoccupazione del Nunavut è uno dei più alti (16,3%) del Canada, il cui tasso complessivo del primo semestre 2017 è del 6,3%. Questi elementi generali non devono far dimenticare che all'interno di queste regioni restano ancora notevoli disparità, soprattutto tra aree rurali e aree urbane. Dati dell’Ufficio di Statistica Nazionale.)). Nonostante persistenti difficoltà tecniche di sfruttamento e l'elevata volatilità dei prezzi delle materie prime, i progetti estrattivi rimangono interessanti per le imprese transnazionali (Wilson, Stamler, 2016). 

In Groenlandia, queste prospettive di sviluppo e le relative trasformazioni spaziali sollevano molti interrogativi e le ripercussioni ambientali e sociali dei grandi progetti estrattivi restano mal compresi. Per M. Nuttall, queste evoluzioni indicano la creazione di una "Frontiera delle Risorse Groenlandesi" (Nuttall, 2012): uno spazio relazionale di opportunità e di sfruttamento, ma anche di contestazioni che è delineato da attori locali e nazionali. In effetti, lo sfruttamento del sottosuolo potrebbe diventare una risorsa per l'indipendenza della regione, colonizzata e poi integrata nel Regno di Danimarca nei primi anni '50: l'economia è una delle ultime barriere che impedisce l'indipendenza della Groenlandia senza perdita di qualità della vita per i suoi abitanti. Ciò si traduce in un volontarismo politico per quanto riguarda lo sviluppo minerario, condotto in nome di un certo senso di interesse generale. Ma, mentre si suppone che lo sfruttamento del sottosuolo permetta la "riappropriazione" del territorio groenlandese dopo le spoliazioni coloniali danesi, sono più le logiche di esproprio che appaiono. Recentemente, il progetto di sviluppo di una miniera a cielo aperto di terre rare e uranio a Kuannersuit, nella Groenlandia meridionale, ha dimostrato che queste trasformazioni socio-spaziali sono dibattute: sotto molti aspetti, le pratiche di una compagnia mineraria e quelle del governo groenlandese ricordano alcune "malattie dell’estrattivismo" (Acosta, 2013), più comunemente individuate in Sud America o in Africa, che violano i diritti delle popolazioni locali e le privano dei benefici economici delle estrazioni. L'estrattivismo pone globalmente tre tipi di problemi: ambientali, socio-economici e politici. In Groenlandia, la priorità accordata a questo "modello" di sviluppo assume una colorazione particolare: mentre è stato associato a modi di appropriazione coloniale tanto degli spazi quanto delle risorse (Acosta, 2013), è a un'inversione della logica a cui si assiste. Gli orientamenti delle politiche pubbliche in questo settore si prefiggono chiaramente l’obiettivo di proporre un metodo di finanziamento dell'indipendenza. Alcune di queste "malattie dell’estrattivismo" (Acosta, 2013) - già citate da diversi autori - sono l'occultamento di altri modi di pensare il futuro attorno al progetto di Kuannersuit (Bjørst, 2016) o lo scarso coinvolgimento delle popolazioni locali nei processi decisionali sia in questo progetto che in altri (Nuttall, 2013; Nuttall, 2015). Tuttavia, il legame tra questi fenomeni e la nozione di estrattivismo non è stato realmente messo in discussione. Questo articolo propone un approccio più completo di queste "malattie dell’estrattivismo": si concentra sugli aspetti sociali e politici della controversia di Kuannersuit, studiati partendo da un'indagine qualitativa condotta nel marzo 2017 a Nuuk. Consentirà, così, di vedere come il caso groenlandese permetta di rileggere la nozione di estrattivismo, considerandola non solo come modello economico, ma soprattutto come una logica politica che produce forme di esclusione da e con lo spazio. Se, da un lato, è un modello economico volto ad affermare l’integrazione alle dinamiche della globalizzazione di quello che fino ad allora era considerato come un margine, dall’altro impegna - come modalità di gestione e di governance di un territorio post-coloniale - la riproduzione di logiche di esclusione dai processi decisionali che ricordano i modi di appropriazione coloniale.

 
Figura 1. Il porto di Nuuk

Marine Duc — photographie le port de Nuuk au Groenland

La maggior parte dei beni consumati sono importati. Per incoraggiare l'industrializzazione, i carburanti sono gestiti da
un monopolio governativo che fissa i prezzi. Foto: Marine Duc, 2017.

 
Supplemento 1. Estrattivismo come concetto operativo

1. La Groenlandia e la politicizzazione del sottosuolo

1.1. Riappropriazione del sottosuolo, riappropriazione territoriale?

Oltre alle competenze regie, sono i trasferimenti finanziari da parte dello Stato danese che evidenziano che la Groenlandia è ancora un territorio dipendente dalla Danimarca. Ogni anno, e in conformità con le condizioni stabilite dall'accordo di Selvstyre (2009), Naalakkersuisut((Istituzioni politiche nazionali groenlandesi: Naalakkersuisut è il governo e Inatsisartut il Parlamento. Utilizzerò prioritariamente toponimi e denominazioni groenlandesi, così come rifiuto la proiezione su piccola scala. L'obiettivo è limitare la riproduzione dei rapporti di potere coloniali che si vedono dalle mappe e dai significanti. Tuttavia, se la scelta è fatta per parlare di "Groenlandia" e dei "Groenlandesi" invece che di Kalaallit Nunaat o Kalaallit, è perché tutti i Groenlandesi hanno scelto questa traduzione durante le interviste per riferirsi a se stessi o designare il loro paese. L'impiego del termine Kalaallit sarà, quindi, riservato per la designazione delle eredità culturali autoctone.)) riceverà uno stanziamento di 3,6 miliardi di corone (più di 483 milioni di euro), che rappresenta quasi il 24% del Prodotto Interno Lordo della Groenlandia((Percentuale calcolata sui prezzi correnti nell'anno 2015 (tasso di conversione utilizzato: 1DKK = € 0,13). Tutti i dati statistici elencati di seguito provengono da Statistics Greenland.)).

 
Figura 2. Nuuk, capitale della Groenlandia

Marine Duc — photographie Nuuk au Groenland, les sièges des institutions

Sulla destra, la torre di Nalaakkersuisut e ai suoi piedi l'oscuro edificio di Inatsisartut. Foto: Marine Duc, 2017

 

Gli accordi di Selvstyre segnano la riappropriazione legale (parziale) del territorio groenlandese da parte dei Groenlandesi attraverso il trasferimento di competenze che consente agli organi esecutivi e legislativi di promulgare leggi in un dato settore ed essere responsabili della loro attuazione e del loro finanziamento (Statsministeriet, 2012). Questi accordi vanno verso una graduale inversione dei rapporti di forza tra Groenlandesi e Danesi, in quanto fino ad allora le voci dei Groenlandesi non erano state prese in considerazione nella stesura delle leggi, redatte in danese per i Danesi, e quindi costituivano uno strumento di spoliazione nella colonizzazione. Questi accordi, quindi, promuovono la riappropriazione politica del territorio groenlandese da parte delle popolazioni locali, deliberando le condizioni di produzione delle norme giuridiche che la disciplina. La rivalutazione della Groenlandia come Kalaallit Nunaat – la terra dei groenlandesi – assume anche un significato materiale in queste trasformazioni giuridiche: mentre dal 1979 dipendeva da una gestione congiunta, nel 2010 la competenza estrattiva ritorna interamente a Naalakkersuisut. La riappropriazione spaziale passa, quindi, attraverso una riappropriazione del sottosuolo (Inatsisartut, 2009). Questa legge delinea, così, il quadro normativo necessario per designare i materiali del sottosuolo come proprietà nazionali e, di conseguenza, stabilisce le risorse dell'indipendenza((Se l'acquisizione della competenza totale è esclusiva e le entrate che possono derivare dallo sfruttamento sono direttamente dovute a Naalakkersuisut, una clausola precisa che, nel caso in cui le entrate derivanti dall'estrazione raggiungano una certa soglia, la sovvenzione danese sarà ridotta della metà del valore delle entrate annue derivanti dall'estrazione. Si tratta, quindi, di una politica a lungo termine, pensata per essere vantaggiosa per entrambe le parti.)). Preparata poco dopo la pubblicazione che aggiornava le conoscenze del sottosuolo artico (USGS, 2008), questa legge porta scritta l'idea che le industrie estrattive siano detentrici di un potere di ricostruzione politica, in cui la riappropriazione delle risorse è impostata come riappropriazione dello spazio: come ha affermato un ex primo ministro della Groenlandia, "Il cambiamento climatico ha già aperto nuove aree di sfruttamento delle risorse minerarie, mentre la copertura di ghiaccio si ritira. E con la combinazione del controllo politico ed economico delle nostre risorse minerarie, si apriranno nuove opportunità per la Groenlandia di ottenere una maggiore indipendenza economica e politica dalla Danimarca. (J. Motzfeldt citato da Nuttall, 2008, p.70).

Figura 3. Copertina della newsletter di Uulex

Uulex oil & gas exploration newsletter Greenland

A cura del Bureau of Minerals and Petroleum, maggio 2017.

1.2. I tre tempi del volontarismo politico: dall'estrazione verso l'indipendenza all'estrazione per l'indipendenza

Dal 2009, i discorsi indipendentisti che collegano la questione estrattiva alle opportunità politiche hanno conosciuto un certo numero di inflessioni e finalmente dimostrano la sinuosità, anzi, l'instabilità degli orientamenti scelti in questa materia, che variano in funzione dei partiti al potere. Mentre la valorizzazione delle risorse petrolifere offshore era ampiamente prioritaria prima del 2009 (Rasmussen, 2007), il partito Siumut, salito al potere nel 2013, ha assicurato la priorità alle miniere, in quanto l'estrazione in mare aperto era considerata troppo pericolosa per l'ambiente (Macalister, 2013). Ma potendo costituire un rischio ambientale anche l’estrazione mineraria, la spiegazione più probabile di questo cambiamento è certamente il calo dei prezzi del petrolio dopo il 2008, combinato con le difficoltà tecniche del suo sfruttamento nell'Artico. L'arrivo di questo governo annuncia un certo volontarismo politico in materia: se nell’ultima strategia quadriennale (2014-2018) il legame tra indipendenza ed estrazione non è mai chiaramente stabilito, si tratta più di presentare queste politiche come un mezzo per incoraggiare "la prosperità e il benessere della società groenlandese" (Naalakkersuisut, 2014, p.7) mobilitando argomenti socio-economici: sviluppare l'industria mineraria permetterebbe di stabilizzare le finanze pubbliche e creerebbe nuovi posti di lavoro. Concretamente, si traduce nella realizzazione di un marketing territoriale multiforme: pubblicazione di newsletter (figura 3); conferenze all'estero rivolte ai mercati finanziari o di materie prime, come il Greenland oil and gas event, tenutosi nel 2016 a Londra e a Calgary; o altri congressi svoltisi a Toronto, Perth e Houston, nonché nei mercati azionari delle economie "emergenti" (Tianjin 2011). Solo due importanti conferenze si sono svolte in Groenlandia, segno che le autorità groenlandesi incontrano gli investitori più del contrario. In seguito a uno scandalo di corruzione, una nuova coalizione di governo, che riunisce i partiti Siumut, Demokratiit e Atassut (gli ultimi due sono meno apertamente indipendentisti), è stata eletta nel 2014. È sicuramente questa configurazione politica che spiega i registri discorsivi mobilitati nella strategia quadriennale, pubblicata sotto questo governo: l'economia è più importante dell'indipendenza. Ma il cambio di governo nel 2016 ha ripreso le priorità del Siumut del 2013. In autunno, i partiti indipendentisti Inuit Ataatigiit e Partii Naleraq si unirono con Siumut. Così, il nuovo accordo di coalizione questa volta citava, fin dalle prime righe, l'obiettivo principale di questo nuovo governo: l'istituzione di una commissione costituzionale che guidi la creazione di uno Stato groenlandese. Lo sviluppo e la stabilità economica sono menzionati solo in seguito: "Le parti concordano nel creare [...] un quadro di lavoro stabile per lo sviluppo di soluzioni politiche [...]. La coalizione si concentrerà fondamentalmente sulla promozione delle imprese e dell'industria, per consentire al paese di diventare più autosufficiente dal punto di vista economico (Naalakkersuisut, 2016, p.2). Lo sviluppo economico qui appare più come un mezzo che un fine.

1.3. Volontarismo minerario senza miniere?

Nonostante gli incentivi governativi per gli investimenti, permangono dubbi sulla capacità delle industrie estrattive di garantire il finanziamento dell'indipendenza. Da un lato, le entrate congiunte di oltre una ventina di miniere sarebbero necessarie per un periodo di almeno venticinque anni per finanziare l'indipendenza e garantire la stabilità finanziaria del futuro Stato (Ilisimatusarfik, Università di Copenaghen,2014). A luglio 2017, tuttavia, sono soltanto sei le licenze di sfruttamento operative per i minerali, di cui tre avevano attività di produzione non commerciale (ma una di queste ha abbandonato la licenza) e un altra è in effettiva attività commerciale. D'altra parte, le difficoltà tecniche e la relativa instabilità politica influiscono negativamente sull'attrattiva del paese: l'Istituto Fraser((Think tank canadese, il Fraser Institute pubblica un rapporto annuale sulle compagnie minerarie e l'attrattiva dei diversi paesi del mondo secondo una quarantina di criteri.)) ha dimostrato che la Groenlandia aveva perso 29 posti rispetto all'anno precedente nella classifica dei paesi di maggiore attrazione per gli investimenti minerari (Fraser Institute, 2017). Se disporre di una licenza di sfruttamento significa avere il diritto allo sfruttamento e non è necessariamente sinonimo di sfruttamento commerciale, c'è una distanza tra questo diritto allo sfruttamento e la sua efficacia (Figura 4). Attualmente, solo una miniera di rubini, inaugurata a maggio 2017 (Mølgaard, 2017), è attiva in Groenlandia. I tre principali progetti presentati dall'amministrazione groenlandese come "attività operative"((Corrispondenza con un amministratore dell’autorità delle risorse minerarie, maggio 2017: "Tre di loro hanno già, ad un certo momento, avuto attività operative. Tuttavia, sono necessarie molte attività per la realizzazione di una miniera commercialmente attiva e, per la maggior parte delle licenze, queste attività preparatorie corrispondono a quanto è stato intrapreso fino ad oggi".)), in realtà sono ben lungi dallo sfruttamento commerciale: una delle compagnie ha rinunciato alla sua licenza di sfruttamento nella primavera 2017 (Bureau of Minerals and Petroleum, 2017), un altro progetto di miniera d'oro nel sud di Kommune Kujalleq ha chiuso nel 2013 dopo otto anni di attività, ma è stato recentemente riacquistato (Shultz-Lorentzen, 2017). Per quanto riguarda le altre licenze di sfruttamento attive, la loro situazione è tutt'altro che stabile per due di loro: la compagnia proprietaria di una miniera di ferro (Isua project), a nord di Nuuk, ha interrotto le proprie attività dopo aver fallito e la licenza è stata acquistata dal gruppo cinese General Nice nel 2015. Il progetto è ancora contestato per i suoi impatti ambientali e sociali, ma anche per la mancanza di considerazione delle popolazioni locali nella sua attuazione (Nuttall, 2015). Per quel che concerne la licenza di sfruttamento ottenuta nel 2016 da Ironbark nel nord-est della Groenlandia, la cui localizzazione è soggetta a tensioni: il parco Kalaallit Nunaanni nuna eqqissisimattiaq è il parco naturale più grande e più settentrionale del mondo. Per il momento, riguardano l'industrializzazione di un parco naturale con un progetto minerario su larga scala e le condizioni rischiose per esportare il minerale in inverno. Ma le contestazioni, attualmente, sono limitate a quelle provenienti da associazioni ambientaliste come World Wide Fund for Nature (WWF) Greenland e Avataq.

 
Figura 4. I megaprogetti minerari in Groenlandia

Marine Duc — carte projets miniers au Groenland

Mappa di Marine Duc, 2017.

 

2. La controversia di Kuannersuit rivelatrice delle "malattie dell'estrattivismo" (Accosta, 2013)

Il 24 ottobre 2013 Inatsisartut ha votato per alzare la "tolleranza zero" dell'uranio (Mølgaard, 2013). La politica danese, molto restrittiva verso tutte le attività nucleari, si applicava anche alla Groenlandia. Un accordo risalente alla fine degli anni '80 aveva sancito il divieto di estrazione e lavorazione dell'uranio in Groenlandia, come ricordato nella Strategia Artica del Regno di Danimarca nel 2011: "Il governo groenlandese non consente l’esplorazione o lo sfruttamento di depositi contenenti elementi radioattivi, sia come prodotto principale, sottoprodotto o residuo”. (Regno di Danimarca, 2011, p.25)((Per alcuni autori, la Groenlandia non si sarebbe mai effettivamente pronunciata sulla questione e il "rialzo" della "tolleranza zero potrebbe essere il risultato di un processo speculativo per attirare gli investitori (Vestergaard, Thomasen, 2016).)).

Seguendo Patrice Melé, possiamo dire che questa decisione politica ha trasformato quello che era nell’ordine di una tensione locale intorno a un progetto di sviluppo in un conflitto nazionale quando è pubblicizzato come tale e un "salto qualitativo" ha avuto luogo (Melé, in Melé, Larrue, Rosemberg, 2003).

Corrisponde a un impegno diretto delle parti, in particolare mediante manifestazioni: rendendo visibili le opposizioni, hanno reso credibili le posizioni di ciascun partito (vedi supplemento 3).Senza precedenti perché ha raccolto il maggior numero di partecipanti a una manifestazione nella storia della Groenlandia((Intervista con un giornalista, marzo 2017.)) la controversia di Kuannersuit è anche multidimensionale: si gioca sia livello locale che nazionale e potenzialmente a livello internazionale, variando una vasta gamma di registri argomentativi.

Figura 5. Monte Kuannersuit (al centro), a nord-ovest di Narsaq

Marianne Paviesen — photographie Groenland en hiver

Foto: Mariane Paviasen, inverno 2017. Per gentile concessione dell'autore

Supplemento 3. La controversia di Kuannersuit: attori, spazi e temporalità
Mentre a livello locale i timori si concentravano principalmente sui possibili rischi per la salute e sui possibili conflitti di utilizzo dello spazio, il "salto di livello" (Ripoll, 2008) che ha avuto luogo ha trasformato le rivendicazioni, e il dibattito verte maggiormente a livello nazionale sui regimi di sfruttamento della natura e sulle modalità economiche di costruzione di uno Stato indipendente, rompendo definitivamente l'apparente unità degli attori e delle argomentazioni in base al loro livello d’azione. Le prime tensioni risalgono alla fine degli anni 2000 (vedi Supplemento 3) quando Greenland Minerals and Energy (GME), una compagnia mineraria australiana, nel 2007 ottenne una licenza per esaminare le terre rare a Kuannersuit, a nord-est di Narsaq (Groenlandia meridionale) (figure 3 e 4). Inizialmente, la compagnia si concentrò su un progetto di estrazione di più elementi prima di assumere la forma di una miniera a cielo aperto. I primi studi di fattibilità hanno dimostrato che il giacimento polimetallico di Kuannersuit era uno dei più ricchi al mondo (GEUS, 2014), dove l'uranio poteva essere estratto come sottoprodotto (GME 2017, Orbicon 2015).

Se qui è solo un sottoprodotto, è la sua materialità che è un fattore di conflittualità. Per alcuni gruppi di oppositori, come Uran Info o Urani Naamik, non è lo sviluppo in sé a essere problematico, ma la specificità della risorsa mirata che richiede un'attenzione specifica e cristallizza le incertezze.((Conversazione informale con un tassista, marzo 2017.)), il progetto incoraggia anche le speranze e scatena manifestazioni di sostegno, in particolare a Narsaq, dove è previsto il progetto. Ma soprattutto, prima del 2016, il progetto era incoraggiato principalmente dalle autorità pubbliche, dal momento che Siumut è favorevole all'estrazione dell'uranio contrariamente agli altri due partiti della coalizione (Inuit Ataqatigiit e Partii Naleraq). Questa situazione blocca qualsiasi discussione sui progressi del progetto, in quanto all'interno del governo la questione è diventata tabù. Ma, in conclusione, i risultati delle ultime elezioni che hanno portato alla costituzione di questa coalizione di partiti pro e anti-estrazione dell’uranio, sono indicativi della divisione di rappresentanza nel lavoro che mostra i diversi modi di utilizzo delle risorse.

Adottando un approccio costruttivo della controversia - in cui si tratta di leggerla non come un problema, ma come espressione di un problema (Melé, 2003; Khirat Torre, 2008) - possiamo vedere una messa in discussione del modello di sviluppo economico promosso dagli ultimi governi groenlandesi, i quali hanno voluto mettere l’accento sullo sviluppo minerario come mezzo per finanziare l'indipendenza. Ma gli interessi finanziari, sia dei responsabili politici che economici, hanno determinato scelte che ricordano per molti aspetti quello che Alberto Accosta chiama "malattie dell’estrattivismo" (2013). Pertanto, la controversia di Kuannersuit permette di identificarne due sul piano sociale: da una parte grandi speranze di sviluppo locale che possono arrivare a oscurare altri modi di pensare il futuro, dall'altra l'avidità e l’autoritarismo nel processo decisionale che si traduce con una scarsa consultazione delle popolazioni locali, con meccanismi di produzione dell'ignoranza e con una assenza di trasparenza.

2.1. La "cultura del miracolo" (Coronil, 2002)

«"Non vedo l'uranio come un problema, ma come un’opportunità straordinaria e unica per la Groenlandia”((Intervista informale con un membro del partito Siumut marzo 2017.)): sia a livello locale che nazionale, il progetto minerario è considerato come una soluzione miracolosa da parte dei suoi sostenitori che cercano di legittimarlo attraverso la mobilitazione di una retorica di soccorso: L. Rastad Bjørst aveva già dimostrato che a livello locale gli amministratori, i dipendenti della compagnia mineraria e i sostenitori del progetto cercavano di operare uno spostamento dei registri discorsivi mobilitati per evocare Kuannersuit: quindi, è necessario spiegare che l'estrazione non si farà solo in Groenlandia, ma per la Groenlandia. Questo spostamento retorico, così, si articola a livello locale e nazionale, dissimulando il fatto che non esiste un "piano B" per lo sviluppo economico della Groenlandia (Bjørst, 2016). In effetti, la regione di Narsaq è particolarmente caratterizzata da difficoltà socio-economiche: nel 2015, il tasso di disoccupazione a Narsaq (15%) era superiore al tasso nazionale (9,1%). Nel 2009, la chiusura di una fabbrica per la lavorazione dei gamberetti ha inferto un duro colpo all'economia locale, che fa molto affidamento sulla pesca. La fragile situazione economica spiega una preoccupante situazione demografica che segue la tendenza inversa dell'intera popolazione della Groenlandia (Figura 6).

Figura 6. Tendenze demografiche a confronto, Narsaq e la Groenlandia
  Marine Duc — Graphique évolution population Groenland 1977-2017 Marine Duc — Graphique évolution population Narsaq 1977-2017  
 

Se, dall'inizio del 2010, la popolazione groenlandese diminuisce a causa di un elevato numero di partenze, nonostante tutto si constata un tasso di variazione positivo del 13,3% tra il 1977 e il 2016, quando nello stesso periodo la popolazione di Narsaq è scesa di quasi il 26%. Realizzazione di Marine Duc, 2017.

 

2.2. L’uso dello spazio: dallo spazio da condividere allo spazio da consumare

A livello locale, due fenomeni richiamano la creazione di un modello estrattivista. Se i conflitti dell’uso dello spazio non sono specifici per questo modello di sfruttamento delle risorse, il conflitto
ambientale - che si basa su una forte opposizione tra attori in co-presenza - può, comunque, esserne un indicatore dato che spesso esprime una messa in discussione di un tipo di sviluppo economico (Laslaz, 2015). Nell'estate 2017, l'estensione spaziale delle strutture minerarie era ancora limitata, ma la presenza di una miniera e di una attività di trasformazione che prevedevano di scaricare i rifiuti industriali nel fiordo di Nordre Sermilik, suscitava molte paure tra la popolazione locale che viveva essenzialmente di pesca e dell’allevamento estensivo di pecore - e la Groenlandia meridionale è l'unica zona agricola dell'isola (figura 7). Data la mancanza di manodopera e di competenze locali, è previsto far venire circa 900 lavoratori dall’estero per la costruzione delle infrastrutture, di cui 400 rimarranno sul posto durante la fase operativa – mentre si prevede che le assunzioni della popolazione locale saranno di 200 persone durante la fase di
costruzione e 325 successivamente (Orbicon, 2015). L'arrivo di questi gruppi, quindi, è un fattore di preoccupazione tra gli oppositori del progetto, che denunciano l’assenza di utili finanziari – che comunque serve ai sostenitori per legittimarlo. Ma si potrebbe prevedere anche una graduale realizzazione di enclave residenziali riservate ai lavoratori stranieri senza comunicazione con il resto del villaggio, dal momento che GME progetta di costruire un villaggio di alloggi di questo tipo a nord di Narsaq (Orbicon, 2015). Tuttavia, questo fenomeno di produzione di enclave extraterritoriali è ben identificato come "malattia dell’estrattivismo" (Acosta, 2013), dove lo spazio è una fabbrica di rapporti di potere tra i residenti e le imprese estrattive.

Inoltre, il progetto di Kuannersuit e il volontarismo minerario provocano un conflitto tra regimi giuridici per l'utilizzo dello spazio. Gli usi dello spazio sono esclusivi e partecipano pienamente al processo di produzione di enclave extraterritoriali : passano tanto attraverso i modi di occupazione dello spazio quanto tramite l'uso della legge che li governa. In realtà, in Groenlandia non esiste un diritto di proprietà privato. Retaggio di tradizioni autoctone, la terra è pensata come di tutti. È possibile affittarne solo l’uso dopo aver inoltrato la richiesta alle autorità locali (Inatsisartut, 2010). Quindi, si può possedere una casa, ma mai il terreno che la supporta. Le modalità di funzionamento delle concessioni minerarie si basa su un regime di uso esclusivo dello spazio su grandi aree (Figura 7). Contribuisce, in tal modo, a rafforzare i confini funzionali basati sull’uso dei suoli: diventa complicato nello spazio delimitato dalla concessione per cacciare, pescare, raccogliere bacche, lasciar pascolare le pecore o sfruttare su piccola scala un minerale. Questa modifica dei regimi giuridici traduce una mercificazione della terra che va contro le tradizionali rappresentazioni kalaallit dello spazio, che non è più una spartizione, ma un bene di consumo dove il pagamento conferisce l’esclusiva dei diritti di utilizzo dello spazio: l'importazione dei modelli giuridici occidentali entra, quindi, in conflitto con il diritto consuetudinario.

Figura 7. A livello locale, le tensioni attorno all’uso dello spazio

Marine Duc — Carte conflits miniers à l'échelle locale

Mappa di Marine Duc, 2017.

2.3. Costruire la Groenlandia indipendente senza i Groenlandesi? Partecipazione dei cittadini e processi decisionali

I modelli estrattivisti tendono anche a mettere in discussione le logiche democratiche della coproduzione dello spazio escludendo le popolazioni dai processi decisionali. Questo è esattamente quello che succede nel caso della controversia di Kuannersuit. Sebbene il gruppo degli oppositori sia particolarmente eterogeneo e sviluppi registri argomentativi molto diversi, la richiesta di un referendum è ricorrente ed è stata oggetto di una proposta di legge (rifiutata) da INATSISARTUT nel 2016 (cfr. supplemento 3). Ma la natura non democratica delle procedure decisionali riguardanti l’estrazione mineraria può essere vista anche nel rilascio delle licenze. Se il loro ottenimento è soggetto a un esame dopo il completamento delle indagini tramite consultazioni pubbliche obbligatorie per l'istituzione delle Valutazioni di Impatto Ambientale (VIA) e delle Valutazioni di Impatto Sociale (SIA) - in cui le popolazioni possono teoricamente esprimere i loro timori e ottenere spiegazioni - la decisione finale è unicamente amministrativa e dipende esclusivamente dal potere esecutivo. Non vi è alcun retro-controllo parlamentare sull’assegnazione delle licenze (Figura 8).

Infine, il rifiuto del dialogo è espresso nelle pratiche spaziali degli amministratori. Se la Groenlandia è caratterizzata da discontinuità topografiche e topologiche, questi spostamenti sono usati come mezzo per ridurre il sentimento di distanza dai centri decisionali. Ma la controversia è l’occasione per una modifica di queste pratiche di mobilità, dove gli amministratori attuano strategie per evitare la città in prossimità del progetto minerario: "Vogliamo veramente incontrarli e discutere con loro, ma dicono che non hanno tempo di venire a Narsaq. [...] Nessun ministro degli ultimi due governi è venuto a Narsaq”13. È evidente che si tratta di una strategia volontaria di evasione, poiché le città vicine, specialmente Qaqortoq – a meno di venti minuti di elicottero – sono state visitate più volte((Precisato durante le interviste con una militante del gruppo Urani Naamik Narsaq e in una intervista con un membro di Inuit Ataatigiit.))In definitiva, è un processo di emarginazione che si sta attuando, dove non è il centro urbano e la periferia rurale che si oppongono, ma l’osservato e il
nascosto da parte di chi decide.
Figure 8. I soggetti istituzionali della politica mineraria in Groenlandia

Marine Duc — Organigramme acteurs institutionnels de la politique minière au Groenland

Fonte : Greeland mineral ressources act 2016. Realizzazione: Marine Duc, Géoconfluences, 2017.

2.4. "Non si tratta di dire che vogliamo o non vogliamo l'uranio, ma che vogliamo essere persone informate”: verso i meccanismi di produzione di ignoranza

((Citazione del sottotitolo estratta da un'intervista con una militante del collettivo Uran Info.)) La mancanza di informazioni disponibili sul progetto completa la sensazione di espropriazione e indica le pratiche che non rispettano la necessità di un "consenso preventivo – dato liberamente e con cognizione di causa", come descritto nella dichiarazione dei Diritti dei Popoli Autoctoni (ONU, 2007, p.6). Sebbene il governo della Groenlandia non sia un governo etnico, le sue pratiche e quelle svolte da GME [GME - Accordo tra Danimarca e Groenlandia] sono in contraddizione con un indipendentismo che si sostiene sia basato sull’autoctonia. La disuguaglianza di accesso all'informazione è dovuta innanzitutto alla discriminazione linguistica, che era già stata notata da Nuttall in un progetto di miniera di ferro a Isua (Nuttall, 2015), che alla fine ha contribuito alla riproduzione di rapporti di potere coloniale. Il danese è la lingua coloniale parlata soprattutto nelle grandi città - il kalaallisut è la lingua ufficiale soltanto dopo gli accordi del Self-Rule nel 2009 (STATSMINISTERIET, 2012). Tuttavia, data la complessità della procedura di traduzione in kalaallisut (ci sono più parole per dire "neve", ma nessuna per parlare di "radioattività"), il danese è usato principalmente in tutte le pubblicazioni relative al progetto (Fægteborg, Olsen Siegard, 2015) e la pubblicazione di un rapporto della Conferenza Circumpolare Inuit non ha cambiato la situazione (Figura 9).

L'informazione geografica è anche un mezzo di supporto di questa produzione di offuscamento informativo attorno al progetto di Kuannersuit. Le carte utilizzate tanto dalle autorità governative che dalla compagnia servono gli interessi del progetto di sviluppo dicendone il minimo (figura 10): la "carta del progetto Kvanfjeld", disponibile sul sito di GME, in realtà è solo un inserto di una carta di Google Earth in cui non vengono forniti dettagli sul progetto (non è data alcuna localizzazione degli impianti industriali, né una delimitazione della concessione). Per quanto riguarda le amministrazioni pubbliche, solo una carta globale delle concessioni minerarie è disponibile in rete. La selezione dell’informazione rappresentata è unicamente incentrata sull'estensione spaziale delle concessioni minerarie (la concessione 2010/02 è quella in cui GME detiene i diritti di esplorazione) e dissimula, quindi, ogni potenziale controversia sull’uso dello spazio (non mostra l'estensione dell'insediamento, delle zone di pesca, né delle aree di coltura o di allevamento). Inoltre, la scelta di una tinta unita come rappresentante figurativo delle concessioni, dà una forte impressione di demarcazione che accompagna l'impostazione esclusiva dell'uso di un'area.
Figure 9. Schermata del sito web di Greenland Minerals and Energy (luglio 2017)GME — Agreement between Denmark and Greenland

Mentre un accordo danese-groenlandese sull'esportazione dell’uranio è stato ratificato nel gennaio 2016 ed è essenziale per la sua commercializzazione (in quanto minerale strategico la sua gestione riguarda gli Affari Esteri che rimane di competenza danese), nessuna versione in groenlandese del documento è stata ancora pubblicata.

Oltre al puro contenuto, sono anche le pratiche informative che sono escludenti. Se le consultazioni pubbliche sono garantite dalla legge (INATSISARTUT, 2014), in un primo momento si trattava del progetto di riunioni in cui le popolazioni locali erano invitate più ad ascoltare che es?sere ascoltate (Nuttall, 2013). Ma soprattutto, le date scelte dalla compagnia e dalle autorità locali per organizzare questi incontri dimostrano un disorientamento totale con le realtà empiriche del terreno: giornate assolate d'estate, molto spesso dedicate alla raccolta di frutta e piante, alla caccia o alla pesca con lo scopo di accumulare riserve alimentari per l'inverno o addirittura la prima domenica di apertura della stagione di caccia. Quindi, le riunioni informative avvenivano, ma erano qualitativamente inadeguate alle esigenze delle popolazioni, a Narsaq come a Nuuk. Sono il segno di un approccio "fuori terra" di sviluppo, dove il significato di "interesse generale" difeso dai responsabili del progetto non corrisponde a quello difeso dagli avversari. Oltre all’esclusione dai processi decisionali, ritroviamo qui la logica estrattivista nella tendenza a nascondere gli altri possibili modelli di sviluppo e, in particolare, quelli basati su un uso estensivo delle risorse.

 
Figura 10. Usi e abusi della carta come strumento per la diffusione di informazioni

Schermate realizzate ad agosto 2017 dal sito NunaGIS (a sinistra) e dal sito GME (a destra).

NunaGIS map carte concessions minières

GME — carte map  

2.5. Quando manca la trasparenza

Infine, l'ultima "malattia dell’estrattivismo" (Acosta, 2013), che viene espressa dalla controversia di Kuannersuit, è l’assenza di trasparenza nel processo decisionale, che si traduce con un’influenza diretta della compagnia mineraria sulle decisioni politiche e con forme di nepotismo. Nel mese di marzo 2017, GME ha chiesto al governo di non pubblicare il rapporto intermedio della VIA, la cui consultazione è garantita dalla legge che regola le attività minerarie. Due organi di stampa, in effetti, avevano chiesto di consultare il rapporto, ma è stato negato loro l'accesso senza giustificazione (Lindqvist, 2017). Ora, se in virtù della Legge sull’Informazione (1994) il governo ha il diritto di mantenere segrete le informazioni che considera possano indebolire le sue posizioni nel processo decisionale (Landsting, 1994), deve imperativamente spiegare le ragioni di questa segretezza. Oltre a rientrare nell’illegalità, il governo opera anche una selezione dell’accesso all’informazione perché, prima di limitare l’accesso a questi documenti, lo aveva autorizzato (NOAH e al. , 2017).

Inoltre, se le caratteristiche demografiche (56.000 abitanti sono legati da un forte legame) rendono il nepotismo un fenomeno abbastanza presente, le vicinanze tra il settore minerario e gli amministratori sono frequenti: Kuupik Kleist, ex primo ministro, è ora consulente per una compagnia mineraria e il presidente di INATSISARTUT, Lars Emil Johansen, è stato anche Presidente del Consiglio di Amministrazione di GME per tre anni e ora è un consulente nel settore minerario (Borberg, 2017). Questi contatti, quindi, disturbano la fiducia degli avversari al progetto di Kuannersuit nella capacità degli amministratori di prendere decisioni in linea con un interesse generale co-costruito, nella maniera più democratica possibile.

Figura 11. Gli uffici di GME a Nuuk.

Marine Duc — photographie siège de GME au Groenland

Foto: Marine Duc, marzo 2017.

Conclusione

Mentre lo sfruttamento del sottosuolo dovrebbe consentire la "riappropriazione" del territorio della Groenlandia dopo il saccheggio coloniale danese, sono più le logiche di esproprio che appaiono: esproprio materiale, esclusione dai processi decisionali ed esclusione delle popolazioni attraverso meccanismi informativi che producono più ignoranza che conoscenza. La controversia di Kuannersuit rivela, quindi, un estrattivismo paradossale, dove il desiderio di ottenere dei profitti dall'industria mineraria dà già l'illusione di una risorsa, per mezzo dell’istituzione di meccanismi di emarginazione informativa, politica e spaziale. La controversia, allora, appare come rivelatrice della fragilità delle strutture democratiche. Il governo groenlandese, sulla via della decolonizzazione e dell'indipendenza, cerca la sua legittimità con lo sviluppo minerario. La materializzazione della sua politica estrattivistica mostra, tuttavia, una confisca del significato e dei modi di costruzione dell'interesse generale.

L'estrattivismo può, dunque, essere affrontato non solo come un concetto operativo per l'analisi dei meccanismi reali di una mercificazione su larga scala delle risorse naturali, ma anche come un modo di volontarismo politico che può svilupparsi più su progetti che su realizzazioni materiali. Infine, esprimendo due diversi modi di pensare l’utilizzo della natura, la controversia esprime il paradosso di un regime di appropriazione delle risorse che dimostra che il governo groenlandese riproduce in una certa misura quelli dei vecchi imperi coloniali.

 

Bibliographie

Sitographie

  • Greenland Minerals and energy A/S (site institutionnel). GME A/S è una società australiana che lavora in Groenlandia dal 2007. GME è l'unica società con una licenza di esplorazione per le terre rare, compreso l'uranio, in Groenlandia. Il sito presenta una dimensione molto marcata del marketing territoriale e cerca di mostrare la validità del progetto di sfruttamento.
  • Bureau of Minerals and Petroleum Naalakkersuisut, (site institutionnel). Portale dell'Office of Ores and Petroleum, che dipende dal governo della Groenlandia. Aggiornato regolarmente, fa conoscere tutte le operazioni correnti relative all'industria del petrolio e dei minerali in Groenlandia: eventi, nuove licenze concesse, stato della ricerca ... e pubblica ogni anno un rapporto sulla questione.
  • Statistics Greenland, StatBank, (site institutionnel). Sito web istituzionale dedicato alle statistiche sulla Groenlandia. Raccoglie dati numerici suddivisi in diversi campi tematici. I dati disponibili si stanno espandendo con gli anni. L'istituto esiste solo dal 1989.
  • NunaGIS. Servizio di informazioni geografiche online, che offre una serie di carte della Groenlandia (topografiche e tematiche). È gestito dall'ufficio sviluppo territoriale della Groenlandia (landsplan). In particolare, permette di visualizzare le diverse licenze di esplorazione e sfruttamento minerario e petrolifero.

 

Marine DUC,
professoressa di geografia, dottoranda all'università Bordeaux-Montaigne (UMR 5319 Passages).
Questo lavoro è stato realizzato grazie al sostegno finanziaro di Territoires, Espaces, Sociétés (EHESS).

Tradotto dal francese da Cesare CENSI,
Direttore scientifico de Il Polo

 

Impaginazione web: Jean-Benoît Bouron

 

Per citare l'articolo :

Marine Duc, 2017 « Estrattivismo senza estrazione? In Groenlandia, politiche di sviluppo territoriale tra volontarismo minerario ed esproprio », Géoconfluences traduzione di Cesare Censi, luglio 2018.
URL : http://geoconfluences.ens-lyon.fr/programmes/dnl/dnl-hg-italien/estrattivismo-groenlandia

 

 
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