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Shrinking Italy? I sistemi urbani italiani ai tempi della crisi

Publié le 12/01/2018
Auteur(s) : Carlo Salone - Università degli studi di Torino
Fabio Amato - Università degli studi di Napoli L’Orientale
Résumé en français : Depuis la fin du « miracle économique italien » il y a une quarantaine d'années, la péninsule connaît un phénomène de contraction des populations urbaines, en particulier dans les grandes métropoles du Nord. Cependant, à l'échelle des systèmes locaux, c'est l'intérieur du Sud et les îles qui sont le plus frappés par le déclin démographique, alors que les régions du Nord attirent la population. La décroissance urbaine italienne peut être rattachée à la notion de « shrinking city », qui implique un étalement urbain et une consommation d'espace malgré une diminution de la population.

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Il processo di urbanizzazione in Italia si è precocemente dispiegato sulla base di una solida armatura urbana costituitasi in età classica e rafforzatasi progressivamente a partire dall’anno Mille, con un’affermazione della città come caposaldo dell’organizzazione economica, sociale e politica che ha visto nelle istituzioni comunali medievali prima, e nelle grandi signorie urbane poi, il proprio segno distintivo, consolidando l’immagine del “Paese delle cento città”.

Densità e distribuzione dell’armatura urbana si sono fortemente articolate nel tempo e nello spazio, accompagnando e influenzando i processi di differenziazione tra i sistemi macroregionali secondo un sostanziale dualismo: da una parte il Centro-Nord, caratterizzato dalla compresenza di forti centralità metropolitane (Milano, Torino), metropoli “medie” (Genova, Bologna, Firenze) e una fitta rete di città medie connotate da una rilevante dotazione funzionale in termini di attività produttive, servizi e valori patrimoniali (il sistema urbano pedemontano centro-orientale compreso tra Bergamo e Vicenza, la sequenza delle città emiliane lungo la via Emilia, il corridoio adriatico tra Rimini e Pescara); dall’altra parte il Mezzogiorno, connotato invece da una maggior polarizzazione città-campagna, in cui la presenza di importanti concentrazioni metropolitane (Napoli, seguita a distanza da Palermo) e metropoli “medie” (Bari, Catania, la conurbazione Reggio Calabria-Messina) si accompagna a una trama di città medie che organizzano territori in cui le attività industriali si stagliano su paesaggi a dominante ancora rurale. Tra questi due macrosistemi regionali si colloca l’area metropolitana della capitale, Roma, cuore politico-amministrativo del Paese che organizza gerarchicamente sotto la propria influenza un territorio assai più ampio di quello della regione di appartenenza (Delpirou e Rivière, 2013). Gli ultimi decenni si connotano, infine, per fenomeni che contraddicono sempre di più il modello di sviluppo delle grandi città, erodendo progressivamente il confine tra urbano ed extraurbano, combinando nuove forme di decentramento e ricentralizzazione che lasciano intravedere una nuova forma urbana polinucleare (Balducci, 2016).

In questo articolo proveremo a dare un quadro generale del comportamento dei sistemi urbani italiani nel periodo segnato dalla crisi finanziaria del 2007-2008, che sembra aver prodotto effetti significativi sul processo di urbanizzazione, come la crescita dell’Italia suburbana e l’accentuarsi della crisi demografica nei sistemi urbani delle regioni meridionali.

Città e sistemi urbani nel decennio della “grande crisi” (2001-2011)

Osservando i dati emersi dall’ultimo censimento della popolazione (Istat, 2011), la distribuzione della popolazione secondo la taglia demografica dei comuni rivela che, in generale, l’armatura urbana italiana appare ancora dominata da una maggioranza di città piccole e medie (> 50.000 abitanti), in cui vive il grosso della popolazione italiana (39 milioni). In seconda battuta, si può notare che le grandi ripartizioni geografiche si comportano in modo piuttosto diverso tra loro: se al Nord si nota un’elevata concentrazione della popolazione nelle città piccole e medie – i luoghi del peri-urbano per eccellenza – al centro la residenza premia soprattutto la grande taglia urbana (ma l’effetto-Roma è chiaramente distorcente), mentre al Sud la taglia media dei comuni aumenta, segno che qui la crescita segue schemi più tradizionali. 

Peraltro, i comuni–centro delle regioni metropolitane mostrano, nel periodo che va dal 1981 a oggi, una perdita generalizzata di popolazione, che molto verosimilmente ingrossa le fila dei residenti delle prime e seconde corone metropolitane (Grafici 1 e 2). 

Grafico 1 - Variazione percentuale della popolazione nei grandi comuni del Centro-nord

Fabio Amato & Carlo Salone grafico città italiane popolazione NORD

Fonte : F. Amato, C. Salone, su dati ISTAT, Censimento 2011.

Grafico 2 - Variazione percentuale della popolazione nei grandi comuni del Sud (nostre elaborazioni su dati ISTAT, Censimento 2011)

Fabio Amato & Carlo Salone grafico città italiane popolazione SUD

Fonte : F. Amato, C. Salone, su dati ISTAT, Censimento 2011.

Il fenomeno cambia tuttavia radicalmente aspetto se allarghiamo lo sguardo dalla scala comunale a quella del sistema urbano, utilizzando come unità statistica territoriale di riferimento il sistema locale del lavoro definito dall’ISTAT e, più precisamente, quei sistemi locali cui l’ISTAT attribuisce connotati precipuamente urbani. Per sistema locale del lavoro, l’Istat intende un’unità territoriale i cui confini, indipendentemente dall’articolazione amministrativa del territorio, sono definiti utilizzando i flussi degli spostamenti giornalieri casa/lavoro (pendolarismo) rilevati in occasione dei Censimenti generali della popolazione e delle abitazioni.

Il sistema urbano, invece, viene definito attraverso l’applicazione al sistema locale di criteri di caratterizzazione che possono essere di diversa natura:
1) amministrativa: questo criterio definisce le aree urbane o metropolitane sulla base di uno status giuridico (si veda la legge Delrio, n. 56 del 2014, con cui si costituiscono le città metropolitane come enti territoriali di area vasta)
2) morfologica: il criterio definisce le aree urbane con riferimento al concetto di area edificata, cioè di un’area che, senza importanti soluzioni di continuità, sia coperta da insediamenti;
3) funzionale: questo terzo criterio sottolinea la presenza di flussi significativi d’interscambio tra poli, in relazione soprattutto agli spostamenti casa-lavoro.

L’ISTAT (2008) suggerisce di riconoscere carattere urbano a 162 sistemi locali del lavoro (sll) sui 686 individuati sulla base dei flussi di pendolarismo casa-lavoro. Il profilo urbano è rappresentato dalla presenza di almeno uno dei tre caratteri sopra indicati.

Tali sistemi urbani costituiscono il 25% del totale degli sll, comprendono il 40% dei comuni italiani (che erano oltre 8.100 e che nel 2017 sono 7.982, valore destinato a decrescere per gli accorpamenti), coprono il 30% del territorio nazionale e ospitano il 66,5% della popolazione nel 2011 (più di 38,9 milioni di abitanti).

I dati per sll calcolati per il decennio 2001-2011 rivelano che praticamente tutti i sistemi urbani dell’asse padano centrale sono caratterizzati da crescita demografica: i sistemi che contengono i comuni-capoluogo crescono più debolmente, per effetto della perdita di popolazione della città centrale, mentre quelli che costituiscono il ring delle aree metropolitane presentano un bilancio demografico decisamente positivo. Questo aspetto contrasta con la perdita notevole di popolazione che invece affligge i sistemi compresi nelle regioni metropolitane del Mezzogiorno, che quasi ovunque perdono residenti. L’emorragia appare particolarmente forte nelle aree interne del Sud: Calabria e Basilicata sono quasi integralmente in deficit demografico, così la Sicilia interna, il nord della Puglia, le aree appenniniche di Abruzzo e Molise (Salone, Besana e Janin-Rivolin, 2013).

Come sottolinea Lorenzo Bellicini « [L]a crescita del centro-nord è un fenomeno che per vastità e proporzioni è comparabile, se non addirittura più intenso, della fase storica di crescita più sostenuta vissuta dal Paese nel corso degli anni Sessanta, gli anni del boom economico » (2011, p. 95). Questa metropolizzazione, dovuta certamente allo spostamento rilevante di popolazione dalle aree centrali ai ring metropolitani, è anche condizionata dalla crescita della popolazione immigrata, che privilegia le grandi aree urbane del Centro-nord, più ricche di occasioni di lavoro.

Tali fenomeni, di matrice indubbiamente diversa, concorrono oggi a esercitare una pressione abitativa senza precedenti dal secondo dopoguerra e, almeno in parte, sono una delle cause che hanno determinato l’espandersi dell’urbanizzazione diffusa (trainata, certo, anche da fattori normativi, fiscali e speculativi).Un altro aspetto interessante riguarda la diversa attrattività dei sistemi rispetto ai flussi migratori: sono i sistemi a vocazione urbana ad attrarre di più (10,5 nuovi arrivi ogni 1000 abitanti), seguiti dalle regioni metropolitane (7,6) e dai sistemi morfologicamente urbani (6,5 per mille). Se nel Centro e nel Nord Est le regioni metropolitane presentano un valore molto alto di nuovi arrivi (rispettivamente 14 e 13,4), nei sistemi urbani del Mezzogiorno i saldi migratori sono deboli e addirittura leggermente negativi nelle realtà più urbanizzate.

In sintonia con quanto si è verificato nel corso degli ultimi due decenni in molte regioni del mondo industrializzato, una parte dei sistemi urbani italiani ha conosciuto un processo di « crisi » demografica e funzionale che potrebbe essere ricondotto a tendenze di lungo periodo che una parte della letteratura internazionale ha classificato come urban shrinkage (Pallagst et alii, 2009; Wiechmann e Pallagst, 2012). 

Variazione demografica 2001-2011 nei sistemi locali italiani
Fabio Amato e Carlo Salone carta variazione popolazione italia
Fonte : F. Amato, C. Salone, su dati ISTAT, Censimento 2011.

Conclusione

Nel corso dei primi decenni del nuovo millennio, i sistemi urbani italiani si sono configurati attraverso un processo di diffusione dell’urbano che ha continuato ad erodere suolo. La dimensione demografica su cui si concentra questo contributo indica un processo di contrazione che sembra riproporre, con modalità diverse dal passato ma egualmente rilevanti, un vistoso divario macroregionale tra Nord e Sud (Salone e Besana, 2013). Una contrazione che può essere sintetizzata nell’espressione Shrinking Italy.

Oggi sembra riprendere vigore la visione tradizionale duale dello sviluppo territoriale italiano, che pareva messa in discussione alla fine del Novecento dall’emergere di aree di crescita in diverse regioni del Paese sulla base di differenti forze motrici – economie distrettuali al Centro-Nord, concentrazioni industriali a prevalente investimento pubblico nel Mezzogiorno – che avevano dato impulso a processi di agglomerazione urbana.

Non è un caso che quasi tutti i sistemi urbani del Sud, compreso il maggiore sistema metropolitano di Napoli (Discepolo, 2012), perdano larghe quote di popolazione, mentre i sistemi centro-settentrionali si rafforzano, con valori anche molto alti nelle aree delle cinture metropolitane.

 

Bibliografia

  • Balducci A. (2016), “Roma e l’urbanizzazione regionale d’Italia”, in Cellammare C., a cura di, Fuori raccordo. Abitare l’altra Roma, Roma, Donzelli, pp. IX-XIII.
  • Bellicini (2011), « Immobiliare, debito, città: considerazioni sui primi dieci anni del XXI secolo », in Dematteis G. (a cura di), Le grandi città italiane. Società e territori da ricomporre, Padova, pp. 77-116.
  • Calafati A.G. (2009), Economie in cerca di città. La questione urbana in Italia, Roma, Donzelli.
  • Delpirou A., Rivière D. (2013), « Réseau urbain et métropolisation en Italie: héritages et dynamiques », Géoconfluences, mis en ligne le 5 décembre 2013.
  • Discepolo B. (2012), Downsizing Napoli, Napoli, Edizioni Graffiti.
  • ISTAT (2009), Rapporto Annuale 2008, Roma. (pdf)
  • ISTAT (2012), Il Censimento della popolazione 2011
  • Pallagst K. et alii (2009), The Future of Shrinking Cities -Problems, Patterns and Strategies of Urban Transformation in a Global Context, Berkeley, CA: IURD.
  • Salone C., Besana A. and Janin Rivolin U. (2015) "Crisis and urban shrinkage from an Italian perspective" in Cities in Crisis: Socio-spatial Impacts of the Economic Crisis in Southern European Cities,  190.
  • Wiechmann T. Pallagst K.M. (2011), "Urban shrinkage in Germany and the USA: A Comparison of Transformation Patterns and Local Strategies", International Journal of Urban and Regional Research, 36, 2, pp. 261-280.

 

 

 

Carlo SALONE
professore ordinario, geografia economico-politica, Università degli studi di Torino
Fabio AMATO
professore associato, geografia, Università degli studi di Napoli L’Orientale

Impaginazione web: Jean-Benoît Bouron

 

Per citare questo articolo :

Carlo Salone e Fabio Amato, "Shrinking Italy? I sistemi urbani italiani ai tempi della crisi", Géoconfluences, 2017.
URL : http://geoconfluences.ens-lyon.fr/programmes/dnl/dnl-hg-italien/shrinking-italy

 

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